Facciamo contesto

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Facciamo contesto

Messaggio  nick_floyd il Mar Nov 04, 2008 12:29 am

molti non hanno chiaro il contesto in cui l'Onda si sta muovendo. Ho scritto queste quattro righe prendendo spunto dalla lezione della prof.ssa Moroni per rendere noto come, con chi e dove ci stiamo muovendo.

lo sentite nell’aria?! Esatto sta cambiando il tono della protesta, da puro NO si sta passando ad una proposta seria, si stanno raccogliendo le carte, i numeri (“Ingegnere! Numero!”) per fare le cose partendo dal basso, partendo da chi effettivamente vive l’università, e non dall’alto, da chi ha qualche sondaggio alla mano e soffre della ben nota malattia di fare “di tutta l’erba un fascio”. Vabbé, premessa a parte, voglio condividere con voi l’illuminante lezione tenuta dalla prof.sa Moroni insieme ad un suo amico, un giudice amministrativo con la passione per la Costituzione, un italiano doc insomma. Bene facciamo una piccola introduzione:

-il sistema legislativo italiano si sviluppa in più strati (si tipo piramide).
In alto c’è la Costituzione, del ’48.
Poi ci sono le leggi emanate dal parlamento che raccolgono quelle che si chiamano norme (tutto ciò che è obbligo/divieto) che di fatto, sono il corpo della legge. Tra le leggi ci sono delle robe strane che sono i decreti. Sostanzialmente in caso di urgenza e necessità il Governo (l’esecutivo) può decidere di fare ed emanare istantaneamente delle disposizioni di legge che vanno sotto il nome di decreto legge. Questo, una volta pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, è attivo immediatamente (una legge ordinaria richiederebbe i 15 giorni fisiologici per l’apprendimento da parte del cittadino). Se entro 60 giorni il Parlamento non approva il decreto convertendolo in legge, il decreto decade in modo retroattivo (è come se non fosse mai esistito…puff!). Decisamente questo non è il nostro caso…sob!
Se scendiamo ancora di qualche gradino dalla piramide, troviamo le leggi regionali. Non è che le regioni si fanno le leggi da sé, saremmo una federazione sennò, ma traducono in loco i principi necessariamente più generali elaborati dalla Stato.
Scendendo giù ci sono i regolamenti (mille milioni di regolamenti diversi, da quelli della facoltà, a quelli dei comuni, etc) e nelle fogne della piramide ci sono le consuetudini, modi di fare talmente radicati nei cittadini da essere ritenuti al pari di una legge…qualcuno me ne cita un esempio?

Detto questo, sappiamo dove siamo. Ora, diamo un occhiata a chi fa le leggi più da vicino.
E’ il parlamento e nel parlamento ci sono le due camere, dei senatori e dei deputati (roba stranota, direi che sono quasi offensivo). Bene, il parlamento ha una maggioranza ed una opposizione e questa è garanzia di democrazia. Quando c’è da discutere qualcosa ci si divide in gruppetti (commissioni) che analizzano gli argomenti e li ripresentano in assemblea (un po’ come facciamo in facoltà ultimamente, solo che lì sono pagati e tendenzialmente lavorano tutti). Poi si passa alla votazione e vince chi è in maggioranza. Con il sistema maggioritario c’è un gap tale tra maggioranza ed opposizione da permettere l’approvazione di una legge in 7’30’’…da guinness dei primati.
Ora, in teoria la maggioranza rappresenta la maggioranza degli italiani e le leggi, dunque, riflettono il pensiero della maggioranza degli italiani. In questo momento noi studenti ci collochiamo nella minoranza degli italiani che non è d’accordo con la legge 133 e l’ormai legge Gelmini sulla scuola elementare (non ricordo che numero gli hanno dato…). Bene, cioè, male. Ma noi, che possiamo fare? Cosa può fare una minoranza del popolo italiano per correggere una legge o al meglio abrogarla? Ricordate la piramide, bè la questione è semplice. Può annullare una legge solo un'altra legge (stesso livello) o una istituzione di livello più alto (costituzione, organi internazionale).

-legge schiaccia legge. Questo è lo strumento meno probabile. Il Governo dovrebbe fulminarsi da solo, smentirsi, mostrando di non essere all’altezza di condurre un paese pubblicando una legge opposta a quella appena emessa... scordiamocelo.

-Costituzione. Questo simpatico pezzo di carta contiene tutti i principi su cui è fondato il nostro Stato, pertanto ogni legge dovrà rifarsi ad esso per essere considerata valida. Se guardiamo l’Art 34 leggiamo:
“La scuola è aperta a tutti.L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”
E’ previsione comune che con la legge 133, con il taglio massiccio di fondi e la privatizzazione delle università, la scuola non sarà proprio aperta a tutti ma solo a chi se la può permettere. Va bene che l’università è per tutti ma non tutti sono per l’università, ma farlo apposta… non è banale la questione. Per accusare di incostituzionalità la 133 occorrerebbe dimostrare che tutte le università sarebbero obbligate ad alzare in maniera tale le quote di iscrizione da rendere impossibile l’iscrizione per gli studenti meno abbienti. Bisognerebbe dimostrare la disparità che si verrebbe a creare tra le università per ricchi e le “università” per meno ricchi (modello americano?). E tutto questo, senza numeri alla mano, e senza una sfera di cristallo, dubito si possa fare. Però questo è quello che ci detta il buon senso! Quello stesso buon senso che richiama il beneamato premier quando commenta le sue leggi! E’ quello che vediamo in altri Paesi!! Ma la burocrazia se ha dati concreti in mano che dimostrino questa incostituzionalità, non ci fa muovere! Potremmo accusare la legge 133 di essere nata da un decreto che non era supportato da urgenza e necessità. Ma i soldi sono sempre una necessità, e l’anno accademico che comincia a Novembre è una urgenza…
-referendum: un'altra possibilità è il magnifico referendum. Un referendum è un ‘iniziativa popolare di almeno 500000 cittadini riuniti e guidati da un comitato propositivo, volta ad abrogare pezzi di legge. Un referendum non si può fare per disposizioni finanziarie (quindi i soldi non ce li ridanno, i tagli restano). Per essere approvato deve essere posto al vaglio della Corte Costituzionale. Questa è un altro organo posto a garanzia della costituzione e della democrazia italiana. Immaginiamo un sistema input / output dove all’ingresso c’è il referendum e nel sistema c’è la corte costituzionale. Bene, questa prima fa da Filtro eliminando tutti quei referendum che vorrebbero agire su disposizioni finanziarie, poi elimina quelli che presentano quesiti che non sono omogenei, univoci, chiari (cioè non vale “annullate la 133”, ma vale “togliamo il grembiulino” “togliamo il maestro unico”). Nel nostro caso il referendum serve a poco. Il nostro è un problema strutturale, di come la visione politica di questo governo si traduce nelle leggi che fa…hai voglia a correggere con quesiti!
Poi, vorrei comunicarvi un piccolo bug nel sistema: se passasse un referendum, mettiamo sull’abrogazione del grembiulino, bé, il parlamento può fare un giorno prima del referendum, una nuova legge simile ma diversa (tutti con il cappello in testa !! E ci frega a tutti quanti…
-legge di iniziativa popolare: Se un gruppo di 50mila persone elabora una legge articolata (quindi con tutti i suoi articoli, commi, corollari, etc…) la può presentare al parlamento perché venga discussa. Ora, non ci sono particolari controindicazioni per questo strumento di democrazia diretta, senonché si tratta di una proposta e come tale deve essere messa al vaglio del parlamento (e quindi del governo). Conoscendo chi c’è in maggioranza, una legge della Sinistra catto-comunista non sarebbe ben accetta e verrebbe mirabilmente cassata, oppure verrebbe tagliuzzata e rincollata e il governo se la attribuirebbe (non è un caso che non ci sia bella storia italiana un esempio uno di legge di iniziativa popolare andato a buon fine). Il discorso è differente se la proposta nasce, non da 50.000 firme, ma da 5.000.000 di firme! Magari anche sottoscritte da luminari e premi nobel! A questo punto il peso della proposta sarebbe molto più grosso e avrebbe un risvolto mediatico (leggi consensi) da indurre il parlamento a tenerla necessariamente in considerazione.
Al termine di questo tour del “che possiamo fare visto che il nostro contesto è questo”, mi pare chiaro che la direzione è una sola. L’Onda deve continuare a cavalcare l’oceano perché la riva è vicina!! L’obiettivo è proporre. E questo è quello che l’italia degli studenti vuole fare. Questo è quel che ingegneria de la sapienza vuole fare, che faranno milioni di studenti al corteo Nazionale del 14 Novembre. La priorità è cambiata, è vero, non più NO133 e basta, ma resta comunque fondamentale l’impatto mediatico che dobbiamo continuare ad avere, facciamoci vedere, sentire. Ci riesce così bene perché siamo già tanti, e non dobbiamo costringere nessuno ad unirci a noi, perché con i nostri cori e le nostre idee i ragazzi si sentono naturalmente trasportati a partecipare. Ancora lezioni in piazza, ancora cortei di facoltà! E dietro, lo studio della nostra proposta, con quella di tutti gli altri atenei di italia. Questa vuol dire politica.
Nicolò

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Legge di iniziativa popolare

Messaggio  giosca.gs il Gio Nov 06, 2008 12:21 am

Non so se ti puo' interessare, comunque e' gia' stata elaborata una proposta di legge di iniziativa popolare sulla scuola pubblica, esclusa l'universita', ed e' stata presentata alla Camera nel 2006. Non e' mai stata discussa e dovrebbe essere ancora li'.
Se ti interessa potresti contattare i promotori per capire come fare a realizzare una cosa simile per l'universita', perlomeno per quanto riguarda le questioni tecniche o comunque tutto quello che potrebbe essere simile e che sarebbe inutile reinventarsi, visto che gia' qualcuno ha fatto una roba simile. Trovi piu' o meno tutto qui:

http://www.leggepopolare.it/

Ciao
Gio

giosca.gs

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