Intervento del 13 novembre all' assemblea di facoltà - Relazione gruppo "Sistema universitario"

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Intervento del 13 novembre all' assemblea di facoltà - Relazione gruppo "Sistema universitario"

Messaggio  ~Lucrezia il Gio Nov 13, 2008 7:26 pm

Il nuovo decreto legge 180: cambia la forma rimangono i contenuti.

Siamo ormai giunti allo scadere del primo mese di mobilitazione, dove tante sono state le iniziative intraprese e le discussioni effettuate ed altrettanto numerose le dichiarazioni (ritrattate o meno),che la politica italiana ha espresso nei nostri confronti.
L’inaspettato coinvolgimento di immense folle studentesche, l’ostinatezza inattaccabile con la quale si è urlato a gran voce l’abrogazione della 133 e la matura capacità di analizzare la critica situazione dell’università di oggi, ha portato il movimento ad ottenere, in breve tempo, un piccolo segnale di cambiamento positivo ma assolutamente non sufficiente.
Il 10 Novembre è entrato in vigore l’ennesimo decreto legge di questo governo (legge 180), attraverso il quale il Ministro dell’istruzione Gelmini, pressata dalla contestazione ormai allargata ad una buona fetta d’opinione pubblica, ridefinisce le regole d’assunzione e di finanziamento alle università basandosi su presunte logiche di merito.

- Il primo articolo del decreto sancisce l’impossibilità di effettuare nuove assunzioni da parte di tutti gli atenei che, non rientrando nei limiti imposti dalla legge 449 del 1997, utilizzano più del 90% del proprio FFO (fondo di finanziamento ordinario) in spese fisse di personale (assegni e oneri).
Tutti gli altri atenei, cosiddetti “virtuosi”, avranno la possibilità di assumere con turnover fissato al 50% nuovo organico suddiviso nelle seguenti modalità: un minimo del 60% di ricercatori a tempo determinato o indeterminato ed un massimo del 10% di professori ordinari.
Il conseguente guadagno derivante dall’impossibilità, da parte di 40 dei 62 atenei italiani, di poter assumere nuovo personale permette quindi una riduzione dei tagli previsti dalla 133 (1441,5 milioni
di euro) di 354 milioni di euro.

Ad un’università che mira al miglioramento della propria qualità didattica, formativa e di ricerca, la riduzione dei tagli permette unicamente di tamponare le spese ordinarie (personale stipendi amministrazione) senza incentivare e far progredire la sua effettiva qualità, combattere gli sprechi e contrastare i baronati. Anzi l'impossibilità di assumere nuovo personale, da parte degli atenei non virtuosi, porta al declassamento dell'ateneo stesso.
Ci troveremo di fronte ad università di classe A e classe B.

- Il secondo articolo del decreto prevede che almeno il 7% del FFO venga stanziato unicamente per le università meritevoli valutate secondo criteri di:
a) qualità dell'offerta formativa e i risultati dei processi formativi;
b) qualità della ricerca scientifica;
c) qualità efficacia ed efficienza delle sedi didattiche.

Nonostante il lodevole tentativo di instaurare un processo di redistribuzione del FFO basato su logiche meritocratiche, è evidente che i criteri appena elencati risultano insoddisfacenti:
a) la quantità di laureati per anno non può essere elemento valutativo della qualità effettiva dell'università;
b) senza la definizione di oggettivi criteri e di commissioni di valutazione internazionali risulta vuota di contenuto la definizione di qualità della ricerca;
c) la riduzione dei finanziamenti porta ad una inevitabile degenearazione delle strutture e della loro efficienza.

- L'articolo 3 del decreto stanzia un incremento di 65 milioni di euro per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione di alloggi e residenze per studenti (2009) e 135 milioni di euro destinati alla concessione di prestiti d'onore da parte di aziende e istituti di credito agli studenti idonei a riceverli.
Di fronte all'impossibilità di finanziare le borse di studio per tutti gli idonei non vincitori, lo stanziamento di fondi per i prestiti d'onore appare come un regalo agli istituti di credito piuttosto che una risposta alle effetive esigenze degli studenti.

La stesura di questo decreto è comunque un segnale di speranza poiché, dinanzi ad un governo restio al dialogo con le parti sociali, l’ aver ottenuto uno spiraglio di cambiamento è sintomo della forza del movimento.
Questo è solo l’inizio.
Non arretreremo di un passo nelle nostre richieste, ed il no alla 133, ai tagli e alla privatizzazione riecheggerà, ancora più deciso, per tutte le strade.
Un solo imperativo: non accetare né compromessi né aleatore modifiche.
Mobilitatevi.

~Lucrezia

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