lettera aperta a napolitano

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lettera aperta a napolitano

Messaggio  martina il Mar Ott 21, 2008 11:55 am

pubblichiamo la lettera aperta a Napolitano scritta dagli studenti in mobilitazione de "La Sapienza"che verra' letta oggi in occasione della visita alla citta' universitaria di Napolitano.

Lettera a Napolitano

lunedì 20 ottobre 2008

Signor Presidente,

le scriviamo questa lettera convinti del fatto che saprà leggere con attenzione e che saprà rispondere alle domande che le poniamo. Siamo studentesse, studenti, dottorandi, precari della ricerca, siamo coloro che in migliaia si sono mobilitati durante le scorse settimane e sono scesi in piazza lo scorso venerdì. Decine di migliaia, ci teniamo a precisarlo non tanto per ossessione dei numeri, quanto per render chiaro che è l'università in quanto tale che si sta mobilitando e che minimizzare questo elemento significa avere poco a cuore la democrazia.

Proprio venerdì Lei ha deciso di prender parola sulla questione della scuola e, più in particolare, sulle mobilitazioni. Ci ha segnalato che non si può soltanto respingere il cambiamento e che, piuttosto, una riforma è necessaria. A seguire la ministra Maria Stella Gelmini, in un'intervista pubblicata domenica sul Corriere della sera, si è detta ancora più convinta del suo lavoro e ha parlato di una imminente riforma dell'università, agitando lo spettro, per gli atenei italiani, di una nuova Alitalia. Dunque l'università, colpita a morte dalla legge 133, dovrà subire un nuovo processo riformistico di cui si capiscono poco le linee guida, se non il desiderio governativo di ridurre il numero degli atenei, la dislocazione, le risorse, all'insegna del consueto leit motiv degli sprechi e del dogma dell'efficienza. Sembra ormai normale, in questo paese, che parlare di formazione faccia rima con dimagrimento finanziario, taglio delle risorse. Neanche una parola sulla qualità della didattica, dei saperi, dei servizi: scuola e università sono un fardello costoso e insopportabile, mai un'occasione di crescita e di sviluppo; una spesa, mai un investimento. Questo in un paese in cui le risorse pubbliche destinate all'università e alla ricerca sono tra le più basse d'Europa, in un paese dove i privati non brillano di certo per i finanziamenti all'innovazione, in una paese in cui chi fa ricerca fa una vita da fame, chi studia non trova lavoro, perché non esiste un mercato delle competenze.

Si potrebbe continuare a lungo con le lamentele, non fosse altro perché il lavoro congiunto della legge 133 e del decreto Gelmini sulla scuola impongono un'ipoteca senza precedenti sul nostro futuro: blocco delle assunzioni nelle scuole e blocco del turn-over nelle università (aggiunto al taglio del Fondo di finanziamento ordinario) per noi significa precarietà, mancanza di lavoro, disoccupazione, povertà. Dopo l'illusione, attraverso l'introduzione del 3+2, di un'università sempre più collegata al mercato del lavoro, ci troviamo ora in una situazione in cui studiare o fare ricerca nell'università italiana sarà sempre più un privilegio e sempre meno un diritto, la fuga all'estero, l'unica ipotesi di sopravvivenza. Tutto questo mentre si regalano soldi dei contribuenti, in barba all'aumento della spesa pubblica, alle banche e alle imprese, per far si che la crisi finanziaria, determinata dagli eccessi speculativi e dal mal costume manageriale, sia curata con il sacrificio di tutti. Ci sembra assurdo, dopo trent'anni di apologia del Laissez faire, vedere lo Stato correre in riparo dei privati, secondo la logica ingiusta in cui i profitti riguardano sempre pochi, mentre le perdite si socializzano. Soldi alle banche, dicevamo, tagli alle università, precarietà per chi nell'università studia o lavora.

Ma le lamentele non sono il nostro unico modo di esprimerci. In questi giorni di mobilitazioni stanno emergendo con forza idee sull'università che vorremmo: un'università pubblica, ricca di finanziamenti e nello stesso tempo di democrazia, un luogo dove studiare e apprendere criticamente, un luogo dove fare ricerca, senza l'ansia di arrivare a fine mese, piuttosto nella convinzione che ricerca e innovazione sono un investimento per il paese tutto. Chiaramente il governo non ha molto interesse a capire cosa sta accadendo nelle scuole e nelle università italiane, la stigmatizzazione e la provocazione prevalgono sulla democrazia: “sono una minoranza”, “non hanno capito nulla”, “non hanno proposte”. Per questo riteniamo di voler rispondere alle Sue parole della scorsa settimana, parole che con estrema facilità il governo ha utilizzato, a legittimazione del continuo ricorso al voto di fiducia che di fatto esautora il parlamento e comprime il dissenso democratico nel paese.

Siamo in un momento molto delicato per il mondo della formazione tutto, l'offensiva governativa è tutt'altro che marginale: si tratta di un'offensiva chiara, in una completa assenza di modelli alternativi, tanto per la scuola, quanto per l'università. In questo momento delicato è necessario prender posizione, affinché il carattere pubblico della formazione non venga definitivamente dismesso. Di fronte a questa dismissione le nostre lotte continueranno ad essere determinate ed intelligenti, ci auguriamo che anche Lei decida da che parte stare e non abbandoni a se stessi scuola, università, ricerca pubblica.

Studenti, dottorandi, ricercatori della Sapienza in mobilitazione

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Re: lettera aperta a napolitano

Messaggio  Lorenzo Cadeddu il Mar Ott 21, 2008 5:28 pm

Sperando che Napolitano non bruci la lettera appena rientra al Quirinale... Perchè non inviarne una copia ai giornali?

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Re: lettera aperta a napolitano

Messaggio  noise il Gio Ott 23, 2008 3:21 pm

http://www.quirinale.it/Comunicati/Comunicato.asp?id=37073
quirinale.it ha scritto:Data: 22-10-2008
Descrizione: Il Presidente Napolitano ha risposto alla lettera consegnatagli all'Università "La Sapienza" da una rappresentanza di studenti


Roma, 22 ottobre 2008

C o m u n i c a t o


Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha risposto alla lettera consegnatagli ieri, in occasione di una cerimonia all’Università “La Sapienza” di Roma, da una rappresentanza di studenti, dottorandi e ricercatori.

Questo il testo integrale della lettera del Capo dello Stato:


“Cari studenti, dottorandi e ricercatori della Sapienza, ho ascoltato e letto con attenzione la lettera che mi avete consegnato e colgo l’occasione per indirizzarvi alcuni chiarimenti e spunti di riflessione. Innanzitutto : penso vi sia chiaro quale ordinamento la Costituzione abbia disegnato per la Repubblica. La nostra è una democrazia parlamentare – simile a quella di quasi tutti gli altri Stati europei – in cui al Capo dello Stato non sono attribuiti poteri esecutivi. Io non debbo dunque “decidere da che parte stare” : non posso stare dalla parte del governo e delle sue scelte, né dalla parte opposta. Le politiche relative a qualsiasi campo dell’azione dello Stato vengono definite dal Parlamento, in seno al quale la maggioranza e l’opposizione sono chiamate al confronto tra le rispettive proposte, che possono configurare soluzioni alternative ai problemi da affrontare. Al Presidente della Repubblica non spetta pronunciarsi nel merito dell’una o dell’altra soluzione in discussione, né suggerirne una propria , ma spetta solo richiamarsi ai principi e alle regole della Costituzione.

Ciò non significa – sia chiaro – che io mi senta estraneo (“abbandonandole a se stesse”, per usare la vostra espressione) alle esigenze della scuola, della ricerca, dell’Università. Al contrario : a queste esigenze, e alle problematiche connesse, ho dedicato, nello svolgimento delle mie attuali funzioni, da più di due anni, la più convinta e appassionata attenzione e iniziativa. E’ davvero in giuoco il futuro del paese : se l’Italia vuole evitare un’emorragia di preziosi giovani talenti, che trovano riconoscimento all’estero, gli investimenti nella ricerca – soprattutto – dovrebbero costituire una priorità, anche nella allocazione delle risorse, pubbliche e private.

Dico “dovrebbero” perché in realtà le scelte pubbliche (e anche quelle del sistema delle imprese) non sembrano riconoscere tale “priorità”, a cui troppe altre ne vengono affiancate – in particolare quando si discute di legge finanziaria e di bilancio – col risultato che già da anni non ci si attiene ad alcun criterio di priorità e non si persegue un nuovo equilibrio nella distribuzione delle risorse tra i diversi settori di spesa.

Di qui le preoccupazioni di fondo che spiegano la vostra ansietà, fatta di gravi incertezze per l’avvenire vostro e della nazione. E’ indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione, ma ci si apra all’ascolto reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni.

Il governo ha ritenuto necessario e urgente definire, fin dal giugno scorso, sia pure per grandi aggregati, le previsioni di spesa per i prossimi tre anni, al fine di rispettare l’impegno da tempo sottoscritto dall’Italia in sede europea per l’azzeramento del deficit di bilancio e per la graduale, ma netta e costante, riduzione del debito pubblico. Sono certo che anche a voi non sfugge l’importanza strategica di questo obbiettivo, il cui raggiungimento è condizione per uno sviluppo di politiche pubbliche meno pesantemente condizionato dall’onere del debito via via accumulatosi.

Tuttavia io auspico :

1) che si creino spazi per un confronto – in sede parlamentare – su come meglio definire e distribuire nel tempo i tagli ritenuti complessivamente indispensabili della spesa pubblica tra i ministeri e i varii programmi, valutando attentamente l’esigenza di salvaguardare livelli adeguati di spesa per la ricerca e la formazione ;

2) che a sostegno di questo sforzo, si formulino proposte anche da parte di studenti e docenti, per razionalizzare la spesa ed elevarne la qualità, con particolare riferimento all’Università, dovendosi rimuovere distorsioni, insufficienze e sprechi che nessuno può negare. E ciò sposta il discorso sulla tematica degli ordinamenti e della gestione del sistema universitario : tematica sulla quale è atteso un confronto tra il governo e gli organismi rappresentativi delle Università.

Occorre che tutte le istituzioni e le forze sociali e culturali si predispongano senza indugio a tale confronto, in termini riflessivi e costruttivi : dando prova, anche voi, responsabilmente, di “determinazione e intelligenza”, come avete scritto a conclusione della vostra lettera”.
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Re: lettera aperta a napolitano

Messaggio  diego il Gio Ott 23, 2008 9:58 pm

tra questa risposta ed una "non" risposta... dov'è la differenza?
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